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FOTOGRAFIE


 

CLAIR DE LUNE

 

SONATA PER VIOLINO

E PIANOFORTE

 

 SONATA PER VIOLINO

E VIOLONCELLO

 

TRIO DI RAVEL

 

LA STAMPA


Trio di Parma,

intensa serata

«CHIARO DI LUNA» A TORRECHIARA

 

Nello scambio allusivo tra i versi di Verlaine e la pagina di Debussy, «Claire de lune», deli- bata con intima misura da Alberto Miodini si apriva il penultimo ap- puntamento del Festi- val di Torrechiara affi- dato al Trio di Parma. (...) il gioco delle parti che aveva visto Ivan Rabaglia dapprima par- tecipe autorevolmente coinvolto, insieme ad Alberto Miodini, all’e- secuzione della Sonata per violino, quindi in- trecciarsi con Enrico Bronzi in quel più raro confronto innescato dalla Sonata per violino e violoncello.

Opera questa, scritta in memoria di Debussy, che sembra, appunto, una sfida, nell’asprezza dei percorsi melodici come nella messa a nudo di una sonorità sottratta ad ogni com- piacimento e pur ric- chissima di movenze che i due esecutori han no lasciato intendere con la pienezza della loro intelligenza musi- cale e del dominio stru- mentale (...).

Col Trio, proposto nel- la seconda parte, si ar- retrava di alcuni anni rispetto alle due Sona- te, ritrovando un Ravel più corposo nella scrit- tura, più turbato nell’es pressione pur sempre controllata dai tanti af- fondi entro i terreni mi- steriosi dell’esotismo; quante volte abbiamo ascoltato dai nostri tre giovani interpreti que- sta pagina, eppure l’ul- timo ascolto sembra of- frire sempre qualcosa di nuovo, e non solo in termini di perfezione dell’assetto esecutivo in sé, quanto per la maggior ricchezza del tessuto discorsivo, per la naturalezza del gio- co, la circolarità dell’in- tesa, ragioni tutte che, proprio in rapporto al- l’«artificiosità» ravelia- na, danno vita ad un esito incantevole.

Come è avvenuto l’al- tra sera nel raccolto cor tile del Castello, esecu- zione davvero superba suggellata dai prolun- gati applausi del nume- roso pubblico ripagati da un’intensissima pro- posta, fuori program- ma, del «Lento» dal Trio «degli spiriti» di Beethoven.

 

Gian Paolo Minardi

Gazzetta di Parma

Spettacoli

26 luglio 2003

 

PROGRAMMA


CLAUDE DEBUSSY

(1862-1918)

 

Clair de lune (1890)

Dalla "Suite Bergamasque"

 

MAURICE RAVEL

(1875-1937)

 

Sonata per violino e pianoforte (1923-27)

À Hélène Jourdan-Morhange

I. Allegretto

 II. Blues. Moderato

III. Perpetuum mobile. Allegro

 

Sonata per violino e violoncello (1922)

À la memoire de Claude Debussy

I. Allegro - II. Très vif

III. Lent - IV. Vif, avec entrain

 

Trio (1914)

I. Modéré

II. Pantoum. Assez vif

III. Passacaille. Très large

IV. Final. Animé

 

Note al programma di Alberto Miodini

 

LINK


Notizie, immagini, Mp3 nel sito web ufficiale

del Trio di Parma

 

CLAIR DE LUNE


Paul Verlaine

da “Fètes Galantes”

 

Votre âme est un paysage choisi
Que vont charmants masques et bergamasques,
Jouant du luth et dansant, et quasi
Tristes sous leurs déguisements fantasques!

 
Tout en chantant sur le mode mineur
L’amour vainqueur et la vie opportune.
Ils n’ont pas l’air de croire à leur bonheur,
Et leur chanson se mêle au clair de lune,

 
Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rêver, les oiseaux dans les arbres,
Et sangloter d’extase les jets d’eau,
Les grands jets d’eau sveltes parmi les marbres.

 
La vostra anima è un paesaggio squisito

Che maschere e bergamaschi vanno incantando,

Suonando il liuto e danzando, quasi

Tristi nei fantastici travestimenti!

 

Seppur cantando in tono minore

L’amore vittorioso e la fortuna

Non han l’aria di credere alla felicità,

E il loro canto si fonde al chiaro di luna,

 

Al calmo chiaro di luna triste e bello,

Che fa sognare negli alberi gli uccelli,

E  singhiozzare
d’estasi gli zampilli,

Gli alti zampilli, agili fra i marmi.

 

INFO


DATA:
24 LUGLIO 2003
 

ORA: 21,15

 

LUOGO:
Cortile d’Onore del
CASTELLO DI
TORRECHIARA

TRIO DI PARMA



 

Harmonie du soir

 

 FESTIVAL DI TORRECHIARA 2003

 

Il Trio di Parma si è costituito nel 1990 in seno al Conservatorio “Arrigo Boito”, dove i suoi componenti si sono diplomati con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, perfezionandosi poi con il Trio di Trieste presso l’Accademia Chigiana di Siena e alla Scuola di Musica di Fiesole.

Il Trio ha ottenuto i riconoscimenti più prestigiosi con le affermazioni al Concorso Internazionale “Vittorio Gui” di Firenze, al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Melbourne (Australia) e al Concorso Internazionale della ARD di Monaco. Nel 1994, inoltre, l’Associazione Nazionale della Critica Musicale gli ha assegnato il “Premio Abbiati” quale miglior complesso cameristico.

Il Trio di Parma è stato invitato dalle più importanti istituzioni musicali in Italia e all’estero: Accademia di S. Cecilia di Roma, Società del Quartetto di Milano, Amici della Musica di Firenze, Unione Musicale di Torino, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Filarmonica di Berlino, Wigmore Hall di Londra, Konzerthaus di Vienna, Musikhalle di Amburgo, Lincoln Center di New York, Teatro Coliseo di Buenos Aires, Dublino, Dresda, Varsavia, San Pietroburgo, Washington, Rio de Janeiro, San Paolo, Santiago del Cile, Adelaide.

Vanta collaborazioni con importanti musicisti quali Vladimir Delman, Carl Melles, Pavel Vernikov, Bruno Giuranna, Cecilia Gasdia e ha partecipato a numerose registrazioni radiofoniche e televisive per la RAI e per diverse emittenti estere (Bayerischer Rundfunk, NDR, WDR, MDR, Radio Bremen, ORT, ABC-Classic Australia). Ha inoltre inciso i tre Trii di Brahms per l’UNICEF e l’integrale dei Trii di Beethoven per la rivista musicale Amadeus.

Il Trio di Parma tiene i corsi strumentali e di musica da camera alla Scuola Superiore Internazionale di Musica da Camera di Duino e all’Accademia Musicale del Teatro Cinghio di Parma.

 

Ivan Rabaglia, violino - Enrico Bronzi, violoncello

Alberto Miodini, pianoforte

 

NOTE AL PROGRAMMA di Alberto Miodini


 

Il brano posto all’inizio del concerto a guisa di prologo, il Clair de lune di Debussy, è tratto dalla Suite Bergamasque per pianoforte solo, scritta tra il 1890 e il 1905. Come la pittura degli impressionisti, la musica di Debussy è spesso ispirata en plein air; non vuole per questo essere descrittiva ma, come ebbe a dire lo stesso Debussy, “una simpatetica trasposizione di ciò che è invisibile in natura”. “La musica” scrisse “è una misteriosa forma della matematica i cui elementi derivano dall’Infinito. La musica è l’espressione del movimento dell’acqua, il gioco di curve disegnato dal cambio di direzione del vento. Non c’è nulla di più musicale di un tramonto”.

 

La composizione della Sonata per violino e pianoforte, ultima opera cameristica di Ravel, è frutto di cinque anni di lavoro, dal 1922 al 1927. Fu eseguita per la prima volta dal violinista Georges Enesco e da Ravel stesso il 30 Maggio 1927 alla Salle Erard di Parigi. Capolavoro di architettura sottilissima, la Sonata è caratterizzata da una trasparenza di scrittura che è tratto tipico dell’ultimo Ravel, il quale ottiene la fusione dei due strumenti, quasi per assurdo, valorizzandone le singole peculiarità e mantenendoli spesso su due piani nettamente distinti, come ad esempio nel primo movimento, il più elaborato e sviluppato dei tre. Il secondo movimento è una stilizzazione nostalgica del blues, mentre il moto perpetuo conclusivo è un turbinio virtuosistico che ricorda il finale del Quartetto del 1902.

 

“Per amore della difficoltà” Ravel decise di scrivere nell’aprile del 1920 una Sonata per violino e violoncello, un paio d’anni dopo aver composto un breve Duo per la stessa combinazione strumentale, quale contributo ad un vasto Tombeau de Claude Debussy cui contribuirono, tra gli altri, Stravinsky, Dukas, Malipiero, Bartòk e Satie. La Sonata, significativamente dedicata a Debussy, lo impegnò sino al Febbraio 1922 e per molto tempo non venne pienamente compresa, a partire proprio dalla violinista Hélène Jourdan-Morhange che ne fu la prima esecutrice e che si domandava perché “Ravel facesse suonare al violoncello la parte di un flauto e al violino quella di un tamburo”. Anche la critica del tempo non seppe scorgere in questo enigmatico capolavoro la poesia che si cela dietro dissonanze e virtuosismi diabolici, glaciali limpidezze, registri inconsueti, crudezze armoniche e frequente uso della politonalità.

 

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Ravel, riformato per ragioni di salute, si arruola volontario. Sta componendo un Trio per pianoforte, violino e violoncello ed è interessato a terminare il lavoro prima di andare al fronte, lasciando compiuta quella che potrebbe essere la sua ultima opera. Terminato nell’Agosto del 1914, il trio si caratterizza per il vivissimo senso della costruzione musicale, quasi una proiezione sonora di quell’esprit de gèometrie tanto pazientemente perseguito dall’autore, senza tuttavia escludere i valori dell’invenzione melodica e la varietà del linguaggio armonico. Nel Trio egli rivela una libertà creativa che punta sulla raffinatezza della scrittura strumentale e sull’inesauribile gioco timbrico. Ad un primo movimento basato su una combinazione ritmica di origine basca fa seguito quello che potrebbe essere definito uno scherzo il cui titolo “Pantoum” fa riferimento ad una forma poetica malese utilizzata, tra gli altri, da Victor Hugo per Les orientales e da Baudelaire in Harmonie du soir. Nel terzo movimento Ravel recupera l’antica forma della passacaglia: al tema principale, affidato al registro grave del pianoforte, fa seguito una serie di nove variazioni. Il Finale conclude l’opera in una girandola di colori festosi in cui gli archi, con trilli e figurazioni brillanti, fanno da sfondo alle sortite del pianoforte.

 

SUGGESTIONI


 

“I suoni e i profumi volteggiano nell’aria della sera; / valzer malinconico e languida vertigine! (…) / il violino freme come un cuore straziato”

Nulla meglio dei versi di Harmonie du Soir di Charles Baudelaire può introdurci alla poesia e allo straordinario potere evocativo delle musiche di Maurice Ravel e Claude Debussy proposte dal Trio di Parma, che trovano la loro naturale cornice nella magica suggestione del Cortile d’Onore del Castello.
Il sognante Claire de Lune di Debussy e lo stupefacente Trio di Ravel, datati rispettivamente 1890 e 1914, ci riportano allo straordinario momento creativo vissuto dall’arte francese tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Un periodo segnato dall’idea della transposition des arts, dalla fiducia nella capacità di ogni forma artistica di comprendere in se tutte le altre. Ed ecco che in questa musica si intrecciano il decadentismo e l’estetismo fin de siècle di Huysmans, il simbolismo di Baudelaire e Mallarmé, il preraffaellismo poetico e pittorico di Rossetti, gli sgargianti colori della Montmartre di Toulouse-Lautrec, il fascino sensuale delle notti di Spagna e l’esotismo dell’arte orientale, conosciuta attraverso le grandi Esposizioni Universali.
Ecco il “calmo chiaro di luna triste e bello” di Paul Verlaine rivestirsi magicamente di liquide note (e quasi palpabile si avverte la presenza di Chopin). Ecco risuonare, all’interno del perfetto meccanismo del Trio raveliano, un metro poetico della lontana Malesia - lo stesso sul quale si fonda Harmonie du Soir di Baudelaire - accanto a un suggestivo ritmo di origine basca e a una calma passacaglia dal sapore antico.
Il programma si spinge poi con le due sonate all’ultimo periodo della produzione artistica di Ravel, quello che segue la traumatica “frattura” della Grande Guerra, segnato da una profonda crisi creativa e personale del musicista. Anni che vedono la progressiva chiusura in se stesso di Ravel, il suo isolamento da un mondo che pare non appartenergli più, rischiarati di quando in quando da gioielli luminosissimi, tanto più preziosi in quanto ormai rari.

Dino Morelli

 

HARMONIE DU SOIR
di Charles Baudelaire


 

Voici venir les temps où vibrant sur sa tige
Chaque fleur s’évapore ainsi qu’un encensoir;
Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir;
Valse mélancolique et langoureux vertige!

 
Chaque fleur s’évapore ainsi qu’un encensoir;
Le violon frémit comme un cœur qu’on afflige;
Valse mélancolique et langoureux vertige!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir.

 
Le violon frémit comme un cœur qu’on afflige,
Un cœur tendre, qui hait le néant vaste et  noir!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir;
Le soleil s’est noyé dans son sang qui se fige.

 
Un cœur tendre, qui hait le néant vaste et noir,
Du passé lumineux recueille tout vestige!
Le soleil s’est noyé dans son sang qui se fige
Ton souvenir en moi luit comme un ostensoir!

 

Ecco venire il tempo che vibrando sul suo stelo / ogni fiore svapora come un incensiere; /  i suoni e i profumi volteggiano nell’aria della sera; /

valzer malinconico e languida vertigine!

 

Ogni fiore svapora come un incensiere; / il violino freme come un cuore straziato; / valzer malinconico, languida vertigine! /

Il cielo è triste e bello come un grande altare.

 

Il violino freme come un cuore straziato, / un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero! / Il cielo è triste e bello come un grande altare; /

il sole annega nel suo sangue che si raggruma.

 

Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero / raccoglie ogni vestigio del luminoso passato! / Il sole s’è annegato nel suo sangue che si raggruma, /

 il tuo ricordo in me riluce come un ostensorio.

 

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