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FOTOGRAFIE


 

 

 

 

 

 

 

LA STAMPA


Affascinante concerto della Casale dedicato alla grande Holiday
 

Quasi un elogio alla semplicità che nella ve- rità della sua bellezza non abbisogna di fin- zioni. In pantalone e ca micia nera, una chioma di ricci biondi, Rossana Casale lunedì sera nello splendido palco del cor tile d’onore del castello di Torrechiara si è esi- bita in "Billie Holiday in me" (…).

Di Billie Holiday parla come dell’«amica del cuore a cui ci si rivolge quando ci si trova di fronte a quei maledetti bivi della vita» (…).

Rossana Casale sfog- gia una naturalezza es- pressiva che si raggiun ge solo grazie a una grande passione. E at- traverso l’anima jazz distilla i sentimenti svi- scerati dalle canzoni della Holiday creando un parallelo femminile straordinario. (...)
La Casale offre la Billie Holiday che è in lei, me no struggente, prepo- tente o graffiante, ma più vicina, intima, medi- tata, scelta e vissuta.

La sua personalità ar- tistica, grande e misu- rata allo stesso tempo, non oscura mai la pre- parazione dei musicisti sul palco che rendono al meglio gli arrangia- menti originali dei pezzi in un dialogo strumen- tale di alto livello.

L’atmosfera ricreata è proprio quella dei club che offrono un ascolto intimo a un pubblico at tento e partecipe capa- ce di cogliere le infinite sfumature esistenti tra le note non suonate.

 
Maria Cristina Bonati

Gazzetta di Parma

Spettacoli

21 luglio 2004

 

IL GRUPPO


Rossana Casale:

voce

Luigi Bonafede: pianoforte

Aldo Mella: contrabbasso

Enzo Zirilli:

batteria

 

INFO


DATA:
Lunedì 19 luglio 2004

 

ORA: 21,15

 

LUOGO:
Cortile d’Onore del
CASTELLO DI
TORRECHIARA

 

PROGRAMMA:

L’anima Jazz di una grande interprete italiana

ROSSANA CASALE



 

Billie Holiday in me

 

FESTIVAL DI TORRECHIARA 2004

 

«L’anima di Billie Holiday, così inconsa- pevole e travolgente, ha lasciato in eredità una chiave interpretativa unica e innovativa: la parola cantata e suonata. Ci ha insegnato che "Jazz" non è solo musica, ma una espressione pura di vita. (...) Billie Holiday cantava l’amore con parole semplici. Eppure, le sue volute pause interpretative dalla apparente assenza, attribuivano spessore ad ogni singola parola. Diceva: “non canto un perché, vivo tutto sulla mia pelle”. È Jazz. Questa artista ha tracciato le scelte della mia vita in musica. Ancora oggi è così.» (Rossana Casale)
Il nuovo CD di Rossana Casale, Billie Holiday in Me, può essere considerato un tributo a una delle più grandi voci della musica Jazz, e va a ricollegarsi ai precedenti progetti “a lato” della carriera pop, nei quali Rossana continua a raccontarci di lei e dei grandi artisti che l’hanno ispirata.
Voce dal sound inconfondibile, a proprio agio tanto nella canzone d’autore quanto nei classici del jazz, Rossana Casale è oggi, per raffinatezza stilistica ed oculatezza nelle scelte artistiche, una delle interpreti più rilevanti del nostro panorama musicale. Un percorso artistico ormai trentennale, segnato dal sodalizio privilegiato con Maurizio Fabrizio e dalle collaborazioni con i nomi più prestigiosi del jazz italiano, da Luciano Milanese a Luigi Bonafede.
Nata a New York da padre americano e madre italiana, Rossana appare sulla scena musicale nel 1982 col brano Didin, scritto assieme ad Alberto Fortis; due anni dopo esce il suo primo album, intitolato semplicemente Rossana Casale e prodotto dalla Premiata Forneria Marconi. Il grande pubblico arriva a conoscerla soprattutto grazie alla sua partecipazione a diverse edizioni del Festival di Sanremo con brani come Brividi, Destino, A che servono gli dei, Terra (nel quale fonde sonorità etniche con altre di matrice jazzistica), Gli amori diversi (in duetto con Grazia Di Michele).
Partecipa inoltre al film di Pupi Avati “Una gita scolastica” e interpreta i musical “Un americano a Parigi” (premio Bob Fosse) in coppia con l’étoile Raffaele Paganini, “A qualcuno piace caldo” e “La Piccola Bottega degli Orrori”.
A partire dalla metà degli anni ’90 si nota un deciso cambiamento di rotta verso il genere che Rossana sente più congeniale, grazie ad album come Jazz in me, un lavoro incentrato sugli standard americani degli anni ‘40 e ’50 eseguito assieme al suo quartetto e con alcuni ospiti illustri, Jacques Brel in me, Strani frutti, dedicato alle interpreti femminili maudit del secolo appena trascorso.
Rossana racconta così la sua “rottura” con la musica commerciale: «Un giorno ho incontrato per strada il mio già caro amico Maurizio Fabrizio, che mi ha chiesto dove fossi finita: “Non canti più?”. Gli ho spiegato che ero tornata a suonare jazz nei clubs perché quella era la musica che mi dava pace, profondità e gioco, e che avevo deciso di non partecipare più a quel folle mercato che girava in centrifuga. Dopo poco tempo mi faceva sentire “Brividi”, me ne sono innamorata e lì è cominciato tutto. Gli sarò grata sempre.
Il resto sono date importanti, tanti momenti contrapposti, di vita e di musica. Nonostante i miei quarantaquattro anni, rimango ancora testarda e il Jazz rimane il mio grande complice. Forse un giorno diventerò grande, ma non ci farei troppo affidamento.»
Assieme a Rossana sul palco ci sono i musicisti che da tempo la accompagnano nella sua voglia di non abbandonare quella musica che sta alla base di tutto il suo cercare: Luigi Bonafede, Aldo Mella ed Enzo Zirilli. Amici che la conoscono da sempre e che sanno sempre come e dove incontrarla.

 


 

Billie Holiday
La più grande vocalist che il jazz abbia avuto nasce a Baltimora con il nome di Eleanora Fagan il 7 aprile del 1915. Il padre, Clarence Holiday, abbandona la famiglia molto presto e la madre non è certamente una madre convenzionale, così Billie cresce sostanzialmente sola e con problemi caratteriali. Si dice che in età giovanissima si sia perfino prostituita.
Lanciata da Benny Goodman, ha cantato con i complessi più importanti degli anni trenta e quaranta, da quello di Teddy Wilson a quello di Count Basie. Celebre il suo sodalizio, anche sentimentale, con il grande sassofonista Lester Young, che le attribuisce il celebre soprannome “Lady Day”. Nel 1956 scrive l’autobiografia La Signora canta il blues, da cui fu tratto un film con Diana Ross nel 1973.

Attorno alla metà degli anni ’40 comincia a fare uso di eroina e questo interferisce pesantemente con la sua carriera causandole diversi guai con la giustizia e rovinandole irrimediabilmente la voce.
Muore per overdose a New York il 17 luglio 1959 .

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