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LA STAMPA


Munisteri, l’«illusionista»
Rivisita la tradizione

o è retrò?

Di certo ha incantato a Torrechiara

 
Eclettico e senza confi- ni che di più non si potrebbe e vorrebbe, il Festival di Torrechiara ha aperto la scorsa sera i battenti della sua nuo- va edizione con un con certo di Matt Munisteri & Brock Mumford(...).
Italo-americano di terza generazione (...) Muni- steri sviluppa ben pre- sto una raffinata tecni- ca chitarristica, e so- prattutto uno sconfi- nato amore per la tradi- zione della canzone d’autore americana dei primi decenni del seco- lo (...), in un percorso senza preclusioni che da Hoagy Carmichael arriva (...) ai nostri gior- ni, con Randy Newman (al quale è spesso para- gonato) i Beatles e Bob Dylan (...).
Al concerto della scor- sa sera mancavano so- lo l’atmosfera, il fumo e il whisky di un club newyorkese (...): il re- sto, a cominciare dal virtuosismo, la raffinata tecnica, il divertimento c’erano tutti, in un ri- lassato e capziosamen te prensile scambio tra palcoscenico e platea. Concerto (...) di grande presa e fascino, al qua-  le un decisivo contri- buto ha dato la straor- dinaria bravura del trio che contornava Munis- teri, le soffici volate nel la zona alta della tas- tiera della fisarmonica di Joseph Barbato, il melodico virtuosismo del contrabbasso di Danton Boller e la stra- ordinaria sensibilità del la tromba e della cornet ta di Jon-Erik Kellso.

 

Vincenzo R. Segreto

Gazzetta di Parma

Spettacoli

9 luglio 2004


INFO


DATA:
Mercoledì 7 luglio 2004

 

ORA: 21,15

 

LUOGO:
Cortile d’Onore del
CASTELLO DI
TORRECHIARA

 

 PROGRAMMA:

Da New York i nuovi profeti dello Swing

MATT MUNISTERI & BROCK MUMFORD



 

 C’era una volta in America...

 

FESTIVAL DI TORRECHIARA 2004

 

«Il ragazzo è imperdibile, è ironico, appas- sionante, una meraviglia per le orecchie e per il cuore» (New Yorker).

«Sono musicisti innamorati delle vecchie canzoni di una volta. Suonano alla maniera del primo jazz, quello degli Anni Venti e Trenta e nelle improvvisazioni si lasciano veramente andare, sembrano cadere in autentiche trances. Sono uno spettacolo imperdibile» (All About Jazz).

«Un songwriter puro, che canta con voce leggera un repertorio in parte originale, in parte attinto da Hoagy Carmichael, Mildred Bailey, o dal misconosciuto autore Willard Robison. Qualcuno potrebbe parlare di “una specie in via d’estinzione” ma si potrebbe ribattere che Munisteri, con il suo citazionismo e il gusto per il calembour e la ricombinazione di materiali sonori, lontano tanto dal radicalismo quanto dal revival, è dotato di una sensibilità assolu- tamente contemporanea» (Corriere della Sera).

Oriundo siciliano di terza generazione nato a Brooklyn, New York, Matt Munisteri è un raffinato chitarrista e cantante che a modo suo ha cercato la propria strada al di fuori degli usuali circuiti del jazz e ha coltivato un’identità di musicista e cantautore “fuori moda”. La sua voce è pulita, calda, ironica, poetica.
La missione che Matt sembra essersi scelto è quella di togliere la polvere dai vecchi 78 giri e dagli stili musicali apparentemente demodé come lo swing, il valzer e le canzoni dei nonni siciliani, e di rivitalizzarli per quello che sono: musiche belle, dirette e insieme non superficiali. L’esito non è una semplice riproposizione, ma una sintesi personalissima e originale che osa appropriarsi perfino di un classico di Bob Dylan, Don’t Think Twice, It’s Alright, trasformandolo in qualcosa di diverso e coinvolgente (al punto che la Bibbia americana della musica sul web, www.allmusic.com, si spinge a definirla senza giri di parole “forse la miglior cover dylaniana di sempre”).

Collaboratore di artisti di punta della ricerca musicale della  “Grande Mela” come Michael Blake e Wynton Marsalis e di interpreti legati alla filologia e al mainstream quali Vince Giordano, Frank Vignola e i Flying Neutrinos, Matt Munisteri è oggi fra i più richiesti musicisti sulla scena newyorchese. Per quanto giovanissimo, Matt è infatti velocemente diventato oggetto di una sorta di culto, protagonista di una vera e propria moda a “Downtown”, come dimostra il fatto che è ormai ospite costante di alcuni fra i più seguiti show televisivi americani e la sua musica è apparsa in serial di tendenza come “Sex and The City”.

La ragione di questo successo non va ricercata solo nel fatto che Matt è un eccellente musicista,  capace di imporsi nell'ambito dell'avanguardia (a fianco di Steven Bernstein e della Millenial Territory Orchestra, ad esempio), come della sapida rilettura dei “classici”, ma anche nel suo modo di porgere elegantemente teatrale e particolarmente affascinante, che sembra voler riproporre, in versione aggiornata, l’epoca di performer-entertainer come Hoagy Carmichael o Willard Robison, la cui linea interpretativa arriva sino ad artisti di culto di oggi quali Tom Waits.

Da alcuni anni Matt Munisteri ha fondato Brock Mumford, gruppo musicale che intende ripercorrere alla luce della modernità le antiche strade del proto-jazz, dello Swing e dell’entertainment americano fra le due guerre mondiali (Matt sostiene - adducendo prove non del tutto convincenti - che Brock Mumford era il nome del fantomatico chitarrista della band di Buddy Bolden nei primi anni del ’900). Una rilettura intensa e raffinatissima della musica popolare degli anni Venti e Trenta, nella quale si possono riconoscere le radici di tutta la musica popolare, non solo americana, fino ai nostri giorni, in un coacervo di materiali che vanno dalla musette francese allo Swing, dalla musica ebraica a Django Reinhardt, dal jazz al rock riletto in chiave d’antan.

I componenti del gruppo sono tutti jazzisti brillanti e aperti capaci di contribuire perfettamente all’arte di creare canzoni di quattro minuti perfette e dense, dove l’imprevedibile è sempre nelle sfumature.

 

(Aggiornato alla data del concerto)

 

Matt Munisteri: chitarra acustica, voce
Joseph Barbato: fisarmonica
Jon-Erik Kellso: tromba e cornetta
Danton Boller: contrabbasso

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