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MANOMANOUCHE

“ANIMA
GITANA”
Gipsy
Jazz
FESTIVAL
DI TORRECHIARA 2007
Nel panorama
chitarristico europeo esiste una tradizione che affonda le sue radici
nella cultura di una delle principali famiglie zingare del continente,
i nomadi Manouches. Una tradizione in cui la musica autenticamente
gitana, frutto dell’incontro delle più diverse culture, assorbe gli
elementi ritmico-armonici del Jazz americano degli Anni ’30,
fondendoli col Valzer Musette francese e la melodia italiana.
Una “miscela esplosiva” nata come percorso naturale di alcuni grandi
musicisti gitani, il cui caposcuola fu il leggendario chitarrista
Django Reinhardt, anch’egli Manouche, che seppe coniugare magistralmente
libertà di espressione e virtuosismo tzigano, operando nella sua musica
una sintesi innovatrice che riassume il passato, preparando il futuro.
Oggi, a più di cinquanta anni dalla morte di Django Reinhardt, il
Jazz Manouche (o Gypsy Jazz) continua ad evolversi,
con sempre più persone che l’ascoltano, lo suonano e lo amano.
Il progetto Manomanouche nasce a Torino nel 2001 dall’incontro
di musicisti di differente estrazione, con una consolidata esperienza
professionale: Nunzio Barbieri, Luca Enipeo (chitarra),
Pierre Steeve Jino Touche (contrabbasso) formano il nucleo
centrale al quale, in formazione di quartetto, si aggiunge Massimo
Pitzianti (fisarmonica e clarino). Da segnalare che Jino Touche
e Max Pitzianti sono collaboratori fissi di Paolo Conte dagli anni
’90; con lui hanno realizzato numerosi dischi e partecipato a prestigiosi
tour internazionali.
Obiettivo principale del gruppo è quello di far conoscere ad un pubblico
sempre più vasto la cultura e l’eccezionale tradizione musicale degli
zingari Manouches. La loro intensa attività concertistica li
porta ben presto ad assumere uno stile del tutto personale, ricco
di contaminazioni ma sempre fedele all’essenza, allo spirito caratteristico
della tradizione musicale dalla quale traggono ispirazione.
Prendono parte al progetto diversi artisti “ospiti” a livello nazionale
ed europeo e nell’arco di pochi anni Manomanouche diventa una realtà
di riferimento nel panorama Gypsy Jazz: un caso unico per la
qualità della ricerca, degli arrangiamenti e per la valenza personale
ed emotiva che il progetto riveste per i musicisti coinvolti.
I Manomanouche hanno un’intensa attività live in Italia, Francia,
Germania e Svizzera, e si sono esibiti nei principali Festival Jazz
e nelle manifestazioni dedicate alla chitarra e alla musica Manouche;
inoltre organizzano ogni anno a Torino il prestigioso Festival Internazionale
Jazz Manouche Django Reinhardt.
Il concerto dei Manomanouche è completamente realizzato con strumenti
acustici. La loro musica ha un impatto immediato sul pubblico e comprende,
oltre ad una scelta di arrangiamenti di Django Reinhardt, alcuni standards
del repertorio del grande chitarrista, valzer gipsy-musette
e brani originali.
Nunzio Barbieri, chitarra solista
Luca Enipeo, chitarra
ritmica
Pierre Steeve Jino Touche, contrabbasso
Max Pitzianti, fisarmonica
Il
leggendario chitarrista Jean Baptiste Reinhardt, semplicemente
“Django” per il popolo Rom, dal quale ancora oggi è considerato
un eroe, nacque a Liberchies in Belgio nel 1910 da una famiglia nomade
gitana manouche.
All’età di 18 anni Django, già abile suonatore di banjo, chitarra
e violino, scampò ad un incendio notturno divampato nella roulotte
nella quale viveva con la moglie, alla periferia di Parigi. Contro
il parere dei medici e a rischio della vita, rifiutò l’amputazione
della mano sinistra e della gamba destra, ma l’anulare e il mignolo
della mano rimasero irrimediabilmente atrofizzati. Questa circostanza
si rivelerà decisiva nella storia del jazz, spingendo il giovane Django
a elaborare una tecnica chitarristica rivoluzionaria, che gli permise
di superare la menomazione stupendo per l’eccezionale virtuosismo,
la vitalità e l’originalità espressiva. Una tecnica che rimane ancora
oggi inestimabile patrimonio dei chitarristi manouche, accompagnata
da uno stile che affonda le radici nelle origini gitane del chitarrista
e fortemente influenzato dall’ambiente musicale francese di quegli
anni, nel quale operavano senza distinzione musicisti di formazione
classica, jazz e popolare: emigranti italiani, neri americani
e zingari provenienti da tutta l’Europa.
Intorno alla metà degli anni Trenta avvenne l’incontro col violinista
di origini italiane Stéphane Grappelli, assieme al quale Django fondò
il quintetto dell’Hot Club de France che in breve tempo diventò
popolare in tutta Europa e negli Stati Uniti, in particolare a New
Orleans, culla dello swing.
Django suonò con leggende del jazz come Louis Armstrong, Coleman
Hawkins, Benny Carter, Rex Stewart e fu invitato da Duke Ellington
come ospite in alcuni suoi concerti, l’ultimo dei quali si svolse
alla Carnegie Hall di New York.
Pur essendo analfabeta (chiese a Stéphane Grappelli di insegnargli
a scrivere il suo nome, per poter firmare gli autografi) e non sapendo
scrivere ne’ leggere gli spartiti musicali, Django compose numerosi
pezzi destinati ad entrare nella storia del jazz, come Nuages,
Minor Swing, Tears, My Sweet, Nagasaki,
Belleville, Djangology …
Con l’affermazione del bebop nei confronti dello swing,
fu ancora protagonista di alcune notevoli interpretazioni alla chitarra
elettrica, ma la sua stella era ormai in declino. Anche a causa delle
cattive condizioni di salute, la sua carriera rallentò in maniera
considerevole e nel 1951 Django si ritirò a Samois sur Seine, nei
pressi di Fontainebleau, dove il 16 maggio del 1953, a soli 43 anni,
fu colpito da emorragia cerebrale e, soccorso con grande ritardo,
arrivò morto all’ospedale di Fontainebleau.
Inestimabile è l’influenza di Django Reinhardt sul jazz moderno e
moltissimi sono i chitarristi che da lui hanno tratto ispirazione,
costituendo una vera e propria “scuola” di chitarra gipsy jazz.
In tempi recenti, la sua figura di ha ispirato, tra l’altro, il film
Accordi e disaccordi di Woody Allen.
Come ulteriore arricchimento del legame tra il Festival
e il territorio circostante, durante la serata agli spettatori è stato
offerto un aperitivo proposto dai sommelier dell’Azienda
agricola Carbognani Anna.
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