La strada e
le piazze possono essere i migliori teatri possibili,
meglio ancora se si tratta delle stradine e delle piazzette
raccolte di un piccolo borgo di pietra dove comincia
l’Appennino, Torrechiara, con il suo meraviglioso castello
quattrocentesco, uno dei più belli d’Italia. E’
qui che ogni anno la prima domenica di settembre organizziamo
la Festa dei Folli, centinaia di persone in cerchio
ad applaudire saltimbanchi, burattinai, musicanti, mangiafuoco,
giocolieri, trampolieri, inventori pazzi. Uno
dei motivi di maggiore soddisfazione, oltre al crescente
successo di pubblico, è che alla Festa dei Folli tanti
artisti e istrioni vengono ormai spontaneamente a divertire
e a divertirsi senza che gli organizzatori si debbano
preoccupare di contattarli e di promettere loro un cachet.
Come cinque-seicento anni fa è la reputazione della
Festa, la sua atmosfera a fare da calamita e ad attrarre.
Malgrado il nome stesso della giornata richiami le omonime
situazioni tardomedievali, una delle ragioni del successo
della Festa dei Folli, forse la principale, risiede
nel fatto che in essa non è preminente la ricerca di
una rievocazione storica né il desiderio di cavalcare
la moda del recupero del Medioevo, ma piuttosto la spontaneità,
l’energia e la gioia di un contatto quasi fisico tra
gli artisti e il pubblico, una situazione che appaga
entrambi.

L'ultima edizione
FESTA DEI FOLLI 2003
CRONACA
DEL MONASTERO ABBAZIALE DI TORRECHIARA, ANNO DOMINI
2003.
Il
giorno 7 settembre dell’anno 2003 su nel borgo accaddero
cose meravigliose. Gente moltissima fin dal dopopranzo
accorse e popolò le viuzze strette e in attesa stette.
Il
primo ad apparire fu Antonello Pinto, clown,
mimo e raccontastorie (si favoleggia fosse cresciuto
alla scuola della famiglia Colombaioni, celebrata da
Federico Fellini nel film “ I clown”). I bambini cominciarono
a gioire – e non smisero.
Non
smisero, però furono distratti da un richiamo forte
e chiaro. Il Pifferaio di Hameln? No, Santi’ Cangelosi
da Palermo, fantasista e saltimbanco, clown metropolitano
e animatore. Con lui il pubblico diventò attore.
E
mentre molti e molti salivano al Castello Dante Cigarini,
burattinaio e raccontafavole divertì i fortunati passanti
con il suo spettacolo di burattini e pupazzi animati
dal titolo "Pinocchio Pidocchio”.
Non
ci fu il tempo di smettere di ridere. Gunther Rieber,
acrobata e giocoliere, scherzò con il fuoco: i bastoni
del diavolo, le torce, l’asse sul cilindro e un finale
pirotecnico con monociclo a ruota infuocata divertirono
perfino i pompieri.
Intanto,
al lato opposto del borgo, uno strano giocoliere chiamato
Cotoletta, caduto sicuramente da un altro mondo,
portò con se una valigia piena zeppa di meraviglie incantatorie;
era buffo e colorato, con la testa fra le nuvole e la
poesia nel cuore.
La
musica, la musica! Gridò qualcuno. Da New Fantasy Orleans
erano giunti lassù i Golliwoog Brass. Con i loro
ottoni suonarono musica dixieland utilizzando la strada
come palcoscenico.
Quando
partirono molta gente li seguì fino in fondo alla discesa,
dove la musica cambiò. C’era un palco, c’erano i Rockfella,
c’erano altri ancora, i cui nomi furono coperti dagli
applausi.