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FOTOGRAFIE

STEFANO CANUTI

GLI APPLAUSI DI
RENATA TEBALDI
PROGRAMMA
Il 7 giugno 2000, pres- so la Basilica di San Giovanni
Evangelista di Parma, in occasione della presentazione del libro "Renata
Tebaldi - Viaggio intorno ad una Voce" di Vincenzo Ra- mon Bisogni,
Stefano Canuti ha interpretato la prima esecuzione moderna del
ritrovato Concerto per Fagotto e Orchestra di Gioa- chino Rossini.
Alla serata era presente Renata Tebaldi.
G. ROSSINI
(1792-1868)
Concerto per Fagotto
e Orchestra
Prima esecuzione moderna
I. Allegro - II. Largo
III. Rondò
P.I. CAJKOVSKIJ
(1840-1893)
Serenata
per Archi Op. 48
I. Pezzo in forma di sonatina
II. Walzer - III. Elegia
IV. Finale (tema russo)
Orchestra d'Archi
del Parma Opera Ensemble
Fagotto:
Stefano Canuti
Direttore:
Carlo Piazza
LA STAMPA
Applausi in San Giovanni per
Stefano Canuti
RENATA TEBALDI:
OMAGGIO AL MITO
Concerto per la presentazione
di un volume sulla straordinaria cantante
Affidato quasi intera- mente al giuoco solisti- co di
uno strumento in tal senso non sempre sotto le luci della ri- balta
quale il fagotto, l'inedito concerto ros- siniano (con il brillante
giuoco strumentale del primo tempo e l'intenso andamento cantabile del
secondo) ha trova- to in Stefano Canuti un interprete non solo fer-
rato tecnicamente ma anche brillantemente disposto ad assecon- darne
con libertà di fraseggio gli estri espressivi. (...)
Applausi calorosissimi, a cominciare da quelli di Renata
Tebaldi, in prima fila a salutare con entusiasmo i giovani musicisti.
V.R. Segreto - Gazzetta di Parma - Spettacoli
9 giugno 2000
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STEFANO
CANUTI

Fagotto
"RENATA
TEBALDI -VIAGGIO INTORNO AD UNA VOCE" 2000
Nato a Parma
nel 1961, ha iniziato gli studi musicali a 9 anni con la chitarra classica.
A 16 anni scopre il fagotto e intraprende lo studio sotto la guida di
Ovidio Danzi, diplomandosi a pieni voti.
Il suo primo importante impiego come primo fagotto è stato con l'Orchestra
del Teatro Comunale di Firenze e in seguito con l'Orchestra della RAI
di Torino. In questo periodo ha suonato con direttori quali Zubin Metha,
Carlo Maria Giulini, Lorin Maazel, Georges Pretre. Collabora inoltre
con l'Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini e con la Mahler Chamber
Orchestra.
Dopo queste
esperienze orchestrali, a partire dal 1997 si dedica principalmente
al repertorio cameristico, collaborando con musicisti come A.
Pay, M. Bourgue, P. Gallois, G. De Peyer, V. Spivakov, M. Brunello ecc.
e suona come solista con orchestre quali I Solisti Veneti e i Virtuosi
di Mosca. Viene inoltre invitato regolarmente in Europa e negli Stati
Uniti per suonare come solista alle conferenze della International Double
Reed Society (IDRS).
Ha effettuato
numerose registrazioni per la casa discografica Fonè, tra le quali il
Concerto per Fagotto e Orchestra e i Divertimenti per due Clarinetti
e Fagotto di W.A. Mozart.
È titolare
della cattedra di fagotto presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto.
(Aggiornato a giugno 2000)
GIOACHINO ROSSINI
Concerto per Fagotto
e Orchestra
Edizione a cura di Franco Fusi
-FONTE-
Il manoscritto di questo concerto è conservato
nel Fondo Musicale dell’Opera Pia “G. Greggiati” di Ostiglia (Mantova)
[Mss. Musiche B 29]; consta di 21 bifolii di cm. 31,7 x cm. 22,1 non
rilegati, numerati progressivamente in alto a destra e di tre inserti
- all’interno dei bifolii n. 2, 10 e 16 - costituiti da folii non numerati
- vergati dalla stessa mano e con lo stesso inchiostro marrone chiaro.
La carta oblunga impiegata è di tipo pesante, di buona qualità e presenta
12 pentagrammi; la filigrana mostra da un lato le lettere «VF» sovrapposte
e dall’altra tre mezze lune. A mo’ di copertina, un foglio di carta
bianca, leggera, con filigrana «GR», reca scritto con
inchiostro marrone scuro:
Concerto
A Fagotto Principale
(…)
Composto dall’Esimio
Rossini
Più sotto, con inchiostro nero, è scritto:
Nota. Il carattere della partitura di questo Concerto si assomiglia
molto a quello dell’Autografo di un Bolero di Rossini posseduto da me
sulle parole = Mi lagnerò tacendo =. Che sia questa partitura veramente
autografa di Gioachino rossini?
Sacerdote Giuseppe Greggiati.
Dei letterati, didatti e musicisti che hanno fatto parte della benestante
famiglia Greggiati di Ostiglia si hanno notizie a partire dal secolo
XVIII. Giuseppe (1793-1866), grazie anche alle notevoli donazioni delle
nobili famiglie Manfrin e Platis, raccolse – a costo di “assai
tempo,
cure disturbi e spese” [dal testamento olografo di G. Greggiati,
Comune di Ostiglia, 12 ottobre 1884] un “archivio musicale illuminante”
[Claudio Sartori, FAM XXIV-XXV 1977-78]. Costantemente in rapporto epistolare
con bibliofili musicali del secolo scorso quali Gaetano Gaspari e Angelo
Catelani (che lasciarono le loro raccolte rispettivamente al Conservatorio
di Bologna e alla Biblioteca Estense di Modena), Greggiati - cliente
e amico di importanti editori al punto che, nel 1857, Breitkopf & Hartel
gli regalarono riconoscenti un abbozzo autografo di Haydn - è stato
acquirente di intere biblioteche private, dei fogli del Cod. Rossi 215
della Biblioteca Apostolica Vaticana, del Fondo della Cappella Musicale
di S. Barbara in Mantova (oggi al Conservatorio G. Verdi di Milano).
L’annotazione (“...Il carattere della partitura...”) che
Greggiati appone in calce al frontespizio, pur confermando l’autenticità
compositiva del concerto, denota che egli nutriva qualche dubbio sul
fatto che il manoscritto in suo possesso fosse di pugno dell’autore,
piuttosto che il lavoro di un copista. Il Bolero cui egli accenna, è
una composizione in mi minore per canto e pianoforte, dedicata da Rossini
a “Madama” Salarini, scritta nel 1836 “in Mantova facendo la quarantena
pel Cholera morbus” [da una nota dello stesso Greggiati in calce
a una copia del brano]. In realtà la quarantena si ridusse ad una “contumacia
di 17 giorni” [Giuseppe Radiciotti, “G. Rossini, vita ...”, Tivoli
l928, vol.II pg.207] imposta a chi si trovasse ad attraversare le zone
colerose. Una cronaca locale dello stesso anno descrive “una grande
serata [al Teatro Sociale] il 9 novembre 1836 in cui intervenne
il grande, il celeberrimo M° Gioacchino Rossini. Gli fu fatta un’accoglienza
trionfale....” [Giuseppe Amadei, “I 150 anni del Sociale nella storia
dei teatri di Mantova”, Mantova 1973, pg. 147; Ernesto Lui “I cento
anni del Teatro Sociale di Mantova 1822-1922”, Mantova 1923, pg. 30].
Quindi, di ritorno da Parigi e dopo le soste milanese e mantovana, di
passaggio per Ostiglia, il compositore pesarese giunse a Bologna il
23 novembre [cfr. lettera n.S2 al Severini].
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