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FOTOGRAFIE

MICHELE PERTUSI

MASSIMILIANO
GAGLIARDO

ANNAMARIA
DELL’OSTE

BRUNO LAZZARETTI

BRUNO LAZZARETTI
LUCA SALSI

BRUNO LAZZARETTI
ANTONELLA MONTALI

M. PERTUSI
GIOVANNI MAINI
M. GAGLIARDO

MICHELE PERTUSI

A. DELL’OSTE
M. GAGLIARDO

APPLAUSI
LA STAMPA
L’opera
di Rossini
al Festival che l’Accademia degli Incogniti di Langhirano dedica alla
Tebaldi
UN
“SIGNOR BRUSCHINO”
SUONATO CON GIOIA
(...) Felice
il critico perché nel cortile, in mezzo a gente festante l’aspetta uno
degli spettacoli più piacevoli dell’estate, Il Signor Bruschino
di Rossini con una compagnia (sulla carta e nei ri- sultati) da far
invidia a teatri blasonati e allo stesso Rof di Pesaro. (...) Ma quello
che alla fine rimaneva di questo Signor Bruschino era la felicità
contagiosa della musica e della drammaturgia surreale e vitalissima
di questo Rossini appena ven- tenne, che dall’orche- stra si trasferiva
ai cantanti, dai cantanti al pubblico per un’ora e un quarto di gioia
inef- fabile.
Jacopo
Pellegrini
"Avvenire" - domenica 5 agosto 2001
Torrechiara: deliziosa produzione de «Il Signor Bruschino», con uno
straordinario Michele Pertusi, vera e propria «pietra del paragone»
del canto rossiniano.
IL
“RESPIRAR
CANTANDO”
(...) Il Gaudenzio di Michele Pertusi: vero e proprio
paradigma di canto rossiniano per splendore del registro acuto, nitida
esattezza della coloratura, omo- geneità d'una linea resa ancor più
bella di quan- to già non sia dalla timbrata morbidezza del l’emissione,
ricchezza d’un fraseggio ovun- que sapido, persona- le, teatralmente
vivis- simo.
Lo spettacolo riflette la felicità di canto e ac- compagnamento: c’è
quasi niente, sul palco, ma i personaggi emer- gono con quella scol-
pitura teatrale possibile solo allorchè perfet- tamente riescono a fondersi
musica e paro- la. E così, immerso in un Rossini di simile scintillìo
musicale e teatrale, l’ascoltatore incappato per sventura in uno dei
superfinan- ziati carrozzoni del festival verdiano, mali- ziosamente
si fa di continuo venire alla mente la rossiniana Pietra del paragone...
Elvio Giudici
"L’opera" - sett. 2001
INFO
DATA:
1 E 3 AGOSTO 2001
ORA: 21,15
LUOGO:
Cortile d’Onore del
CASTELLO DI TORRECHIARA
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IL SIGNOR
BRUSCHINO

Ossia
IL FIGLIO PER AZZARDO
Farsa giocosa per musica di Giuseppe Foppa - Ed. Casa Ricordi,
Milano
Musica di
GIOACHINO ROSSINI
Personaggi
e interpreti:
ORCHESTRA DEL PARMA OPERA
ENSEMBLE
Maestro Concertatore e Direttore:
CARLO PIAZZA
Regia: ANDREA DONDI - Costumi: ARTEMIO
FESTIVAL
DI TORRECHIARA 2001

Il genere
della farsa ricopre un ruolo fondamentale nella prima produzione rossiniana
e rappresenta per il giovane compositore un ottimo banco di prova per
cimentarsi con una tradizione musicale a quell’epoca già consolidata.
Tra il novembre 1810 e il gennaio 1813, infatti, Rossini compone per
il Teatro S. Moisè di Venezia ben cinque farse: La Cambiale
di Matrimonio, che segna il suo debutto operistico, L’Inganno
Felice, La Scala di Seta, L’occasione fa il Ladro
e Il Signor Bruschino. Diffusa a Venezia tra l’ultimo
decennio del ’700 e i primi vent’anni dell’800, la “farsa” è un’opera
di breve durata, quasi sempre in un solo atto, con specifiche caratteristiche.
La tipica compagnia di canto farsesca aveva dimensioni piuttosto modeste
- da cinque a sette componenti - e una configurazione ricorrente. Tra
i ruoli fissi vi erano quelli dei due amanti, una prima donna - voce
di soprano - e un primo mezzo carattere - voce di tenore (nel Signor
Bruschino le parti di Sofia e Florville). Vi erano poi sempre almeno
due buffi (nel nostro caso tre: Bruschino padre, Gaudenzio e Filiberto).
La compagnia era completata da uno o due altri cantanti che interpretavano
parti minori (Marianna, Bruschino figlio e un Delegato di Polizia).
L’esito comico era affidato a trovate sceniche, spesso lasciate all’improvvisazione
degli interpreti, e a espedienti come gli ossessivi “tic” linguistici
(Bruschino padre ripete continuamente “Uh, che caldo!”) disseminati
in tutto il libretto. Una particolare importanza, comunque, veniva attribuita
alla capacità di recitazione degli artisti, ancor prima di quella vocale.
Strutturalmente la farsa è in tutto simile all’opera tradizionale, essendo
costituita da una serie di arie e duetti incorniciati da una introduzione
e un finale e presenta al centro l’usuale concertato che, per dimensioni
e importanza, la divide in due parti (nel Signor Bruschino assolve
a questa funzione il terzetto “Per un figlio già pentito”). L’interpretazione
della farsa rossiniana, d’altro canto, è spesso già orientata a modelli
drammatici più ottocenteschi: un aspetto particolarmente rilevante è
la componente patetica, che sarà propria dell’evoluzione
del melodramma. Questa caratteristica è particolarmente evidente nel
Signor Bruschino fin dalle prime scene, con la cavatina di Florville
e il duetto di lui con Sofia, di profonda atmosfera sentimentale.
Come nota il Rognoni, comunque, il Bruschino “si staccava dal
linguaggio e dal gusto scenico-musicale del suo tempo. Oltre alla novità
di soluzioni vocali-meccaniche e ritmico-strumentali, lo stesso fraseggio
melodico si differenziava fortemente dalla convenzionalità settecentesca,
soprattutto nel genere lirico-sentimentale, che assumeva già quella
intonazione romantica che si svilupperà, qualche decennio dopo, nel
linguaggio di Donizetti e Bellini”.
Tra le “particolarità” che fecero scalpore all’epoca della sua prima
rappresentazione figura l’arditezza sperimentale nella ricerca di nuovi
effetti timbrici presente nella sinfonia, durante la quale è prescritto
che i violini secondi battano gli archetti sui leggii.
Il Signor Bruschino suscitò l’ammirazione di Jacques Offenbach
che pensò di operare una parziale rielaborazione di testo e musica
in vista di un nuovo allestimento dell’opera a Parigi nel dicembre 1857.
Rossini, invitato a presenziare allo spettacolo, rispose al compositore
francese con la sua tipica ironia: “Vi ho permesso di fare quel che
avete voluto, ma non intendo affatto esser vostro complice”.
Carlo Piazza
LA TRAMA
Florville,
innamorato di Sofia, giunge nel castello del vecchio Gaudenzio, tutore
della ragazza, per trarla finalmente in sposa. Con profondo disappunto,
però, viene a sapere dalla cameriera Marianna e poi dalla stessa Sofia
che il tutore l’ha destinata in moglie al figlio di un certo Signor
Bruschino: nessuno conosce di persona il promesso sposo di cui si attende
a momenti l’arrivo.
Deciso a ogni costo a troncare questo contratto, Florville si imbatte
per un caso fortuito nel locandiere Filiberto e viene a sapere che il
figlio di Bruschino è tenuto sotto chiave nella locanda perchè ha fatto
debiti per piu’ di 400 franchi. Fingendosi cugino di Bruschino, Florville
si offre di saldare il debito a patto che Filiberto tenga ancora rinchiuso
il ragazzo per qualche tempo.
Dal locandiere, inoltre, Florville si fa consegnare una lettera di presentazione
di Bruschino figlio. Poiché l’aspetto di entrambi è ignoto a Gaudenzio,
Florville decide di sostituirsi a Bruschino figlio per riuscire a sposare
Sofia.
Per meglio ordire la beffa da a Marianna una falsa lettera per Gaudenzio
nella quale Bruschino padre chiede al tutore di fare arrestare il figlio
perdigiorno e di trattenerlo nella propria casa, dandogli inoltre un’accurata
descrizione del ragazzo.
Così Florville, fattosi volontariamente trarre in arresto, comincia
a recitare davanti al credulo Gaudenzio la parte di Bruschino, ostentando
grande rimorso per i propri misfatti. Ma ecco che sul più bello giunge
Bruschino padre, infuriato per i guai combinati dal figlio. Florville,
continuando la sua commedia, gli chiede perdono ma Bruschino naturalmente
non lo riconosce e credendo di essere turlupinato vorrebbe chiamare
il delegato di polizia. Gaudenzio ingannandosi crede che il vecchio
Bruschino disconosca il figlio per rancore verso di lui e finisce infine
con l’irritarsi.
Rimasto solo con Sofia, Gaudenzio le chiede di ricondurre alla ragione
lo "snaturato padre" ma ancora una volta Bruschino non recede e a nulla
valgono i lamenti e le ragioni della fanciulla.
Di lì a poco giunge il delegato di polizia e, per provare l’identità
del sedicente Bruschino, viene confrontata una lettera del vero Bruschino
con quella che Florville ha avuto dal locandiere Filiberto: ovviamente
la scrittura dei due fogli si rivela identica.
Infine l’intervento di Filiberto, che si rivolge a Florville chiamandolo
Bruschino, dilegua ogni dubbio e tutti infieriscono contro il povero
Bruschino padre: questi rimane ancor più confuso e smarrito mentre Gaudenzio
comincia a preoccuparsi che egli non voglia riconoscere il figlio per
non adempiere al contratto nuziale.
Quando tutti si sono allontanati, Filiberto torna a reclamare il saldo
del debito importunando questa volta lo stesso Bruschino padre che scopre
così tutto l’imbroglio ordito da Florville: Bruschino è deciso a svelare
tutto, ma inaspettatamente apprende che Florville è figlio del
senatore acerrimo nemico di Gaudenzio e decide così di vendicarsi del
tiro subito riconoscendo il giovane come proprio figlio e lasciando
che questi sposi Sofia. Assicuratosi che Sofia ami realmente il presunto
Bruschino, anche Gaudenzio acconsente alle loro nozze.
Ma ecco che fa la sua comparsa il vero figlio di Bruschino accompagnato
da Filiberto e si chiariscono tutti gli inganni e gli equivoci. La sorpresa
di Gaudenzio diventa vera e propria rabbia quando apprende di aver promesso
Sofia al figlio del suo peggior nemico; ma ormai tutto è fatto
e al vecchio tutore non resta che perdonare.
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